Il viaggio

Riporto qui di seguito le riflessioni dell’eroe che con sphorzo inane tenta d’inZegnarmi la pittura…

IL VIAGGIO
Cos’è il viaggio nel senso comune? L’itinerario, il percorso, il tragitto, la traversata, l’escursione, la gita, la crociera, il volo, il giro, l’esplorazione, il pellegrinaggio, il trasporto, l’evasione, la distrazione. Nel linguaggio attuale lo sballo, il trip. Se osserviamo l’Arlecchino di Cézanne e l’Arlecchino di Picasso, possiamo capire che viaggio ha fatto questo personaggio in pittura.

 

Oppure quando Newton fece viaggiare la luce solare attraverso un prisma di cristallo facendo apparire lo spettro solare. Possiamo immaginare il viaggio dall’arcobaleno, partendo dagli esperimenti con il pulviscolo d’acqua realizzati da Francesco Bacone arrivando ai colori simultanei di Chevreul. E che viaggio hanno fatto i pittori con queste scoperte, da Turner a Monet a Klee. Dalla pittura di paesaggio realizzata per stesura in studio, alla pittura realizzata per accostamento all’aperto e alla pittura per accostamento in studio (termini di cui si è persa la conoscenza e il significato). Fino a 50 anni fa per un pittore la parola formazione aveva tra i suoi significati quello del percorso attraverso il quale una mente si arricchisce. Il viaggiatore è chi si mette in viaggio solo per partire. L’ignoto inaccessibile. Lo studio della pittura, i desideri, i sogni sono i motivi del viaggio. Ma anche molte altre cose come l’utopia. In una frase di Eduardo Galeano è ben spiegato questo pensiero: l’utopia è come l’orizzonte, ti avvicini di un passo lui si allontana di un passo, ti avvicini di dieci passi lui si allontana di dieci passi, l ‘orizzonte è irraggiungibile. Allora a cosa serve l’utopia, l’utopia a questo serve: serve a farti camminare. La pittura, la pittura vera, non parlo di mercato, delle biennali, triennali o quadriennali, non parlo di bambini di plastica impiccati agli ai rami degli alberi, vacche squartate e messe sotto plastica o delle istallazioni. Parlo dei Caravaggio, dei Van Gogh, dei Klee, dei Malevic, dei Mondrian, dei De Staël, o dei Rothko dagli Afro. Parlo delle correnti artistiche che per affermarsi avevano bisogno di far trascorrere una generazione, un movimento culturale. Dopo le botteghe, dopo le accademie, le correnti artistiche nascevano negli atelier . Nell’atelier di Gleyre nacque l’impressionismo. I Fauves si formarono nell’atelier di Gustave Moreau. Il fiume di denaro che i mercanti d’arte riescono a creare su una corrente artistica a pittore morto è enorme. L’america vince la guerra sul mondo. Tutto è bello se il vincitore è democratico. Ma L’america ha bisogno di essere anche il modello culturale e, con un colpo di genio assume la paternità della prima corrente artistica inventata dai mass media: la Pop Art. Un frullato di vetrinistica, grafica, fumettistica. Niente a che fare con la pittura. L’arte è solo l’idea unica, scioccante, raccapricciante, l’opera d’arte deve attorcigliare le budella come a chi è testimone di un suicida che si butta dalla finestra del decimo piano e si sfracella davanti ai suoi piedi. Per ottenere questi risultati non occorre conoscere il mestiere della pittura, basta avere idee come un creativo pubblicitario in depressione. Non è necessario che chi ha le idee sappia realizzarle, troverà qualcuno in grado di farlo per lui. Seguendo questa logica, un pilota d’aereo che lancia un missile su un ospedale e fa una carneficina, potrebbe essere paragonato a un pittore rinascimentale alla corte dei Medici. Questa trasgressione di moda la chiamo conformismo trasgressivo.

Tristo è quell’allievo che non supera il maestro! Leonardo invitava i giovani al viaggio. Leonardo studia da Verrocchio, Vincent van Gogh studia da Mauve, Cézanne con Pissarro, Pissarro da Gleyre. Matisse da Moureau. Si potrebbe partire da Pasmoore e a ritroso arrivare fino a Giotto, il primo pittore che firma le sue opere. Un lungo viaggio che si ferma ai significanti dell’informale. L’ arte decisa dal marketing è responsabile del crollo delle scuole d’arte europee, le più grandi del mondo. Il marketing e i mercanti hanno fatto più danni nell’arte figurativa di quelli fatti dalla nascita del cristianesimo sull’arte greca e romana. Per ritornare alla bellezza dell’arte greca e romana ci vollero 1500 anni e il movimeno culturale nato alla corte di Lorenzo il Magnifico: il Rinascimento. Quanto ci vorrà per riparare i danni del movimento culturale del Marketing? Quale sarà il giovane che partirà per il viaggio della pittura come un impressionista o un fauve? Non c’è niente di più conformista di questo anticonformismo tatuato, imperlato, griffato, omologato, drogato, deodorato, pube-rasato deciso dal marketing. Come potrà viaggiare il libero pensiero se è vero solo ciò che fa mercato, se è bello solo ciò che vende, se l’arte è uno status symbol? Siamo bombardati da una bellezza che non ci piace, andiamo dal chirurgo plastico non perché devastati da un incidente ma per assomigliare a qualcuno che assomiglia a qualcun altro che si è rifatto guardando una foto. Il viaggio del nostro spermatozoo che ha vinto la corsa sugli altri: era il più dotato o era un cretino fortunato? L’umanità è impazzita? Siamo fatti per il 90% di acqua e inquiniamo l’acqua, viviamo respirando aria e inquiniamo l’aria. Ma questa non è pazzia? Stiamo viaggiando dall’Homo sapiens sapiens all’Homo “diversamente” sapiens? Per chiudere riporto una frase di Vincent Van Gogh “… dipingere è un modo d’amare e amare significa donare disperatamente se stessi.”

Vi auguro buon viaggio
Ettore Maiotti

2 Risposte

  1. mmmmmmm … dunque ricapitolando: sei un ingegnere, che però fa il fisico e che studia pittura… non c’è che dire, sei un tipo eclettico!

  2. Beh…diciamo che mi piace fare tante cose diverse tra loro…

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