Il Badoglismo

8 Settembre 1943:

Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.

La richiesta è stata accolta.

Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.
Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza

Questo il proclama letto dal capo del governo itaGliano Pietro Badoglio…prima di scappare insieme alla famiglia reale e al governo verso Pescara e poi Brindisi…Potrei scrivere che da questo giorno è cominciato il riscatto del popolo italiano, che da questo giorno molti hanno dovuto (volenti o nolenti) fare una scelta…o con loro o contro di loro. Potrei dire che la resistenza è nata l’otto setembre e così via…no…oggi preferisco parlare del badoglismo. Pietro Badoglio era un mediocre e un inetto…salito non si sa (o meglio, si sa) per quali meriti ai più alti ranghi del potere…fascista e non fascista. Ecco come lo descrive Paolo Pavolini [1]:

La grandezza di un condottiero, è voce comune, si palesa soprattutto nello sfruttamento dei successi. Pietro Badoglio, invece, fu grande nello sfruttamento delle fughe. La fuga di Caporetto nell’ottobre del ’17 gli dette il vicecomando dell’esercito, consolidando, a guerra conclusa, una carriera che lo portò, dal ’25, alla testa delle nostre forze armate; elevandolo inoltre al titolo di marchese e poi di duca, dopo le facili conquiste dell’etiopia del ’36. Cumulò incarichi svariatissimi e benissimo remunerati: ambasciatore in Brasile, governatore della Libia e presidente del consiglio nazionale delle ricerche, che, sommati ai cospicui doni di Mussolini e dei bigs della finanza fascista, gli fruttarono un più che cospicuo patrimonio immobiliare.

Stratega disastroso, condusse nel ’40 i primi sei mesi della guerra di Mussolini accumulando sconfitte su tutti i fronti, compreso quello dell’Albania in cui aveva di fronte il modestissimo esercito greco. Da qui, alla fine del ’40, la sue seconda fuga: quella dalle responsabilità del comando supremo, attuata con le sue dimissioni, straordinariamente tempestive, dalla guida delle forze armate che nel ’43 gli fruttarono la presidenza del consiglio, in sostituzione di Mussolini.

Poi la terza fuga, quella dell’8 settembre del ’43 a Pescara e a Brindisi, che lo riconfermò presidente di altri due governi, e gli consentì di uscire dalla scena nel giugno del ’44 con l’immeritata patente di salvatore della patria.

Chi di voi non ha MAI conosciuto un “badoglio”? Chi di voi non ha mai visto un inetto totale (ma molto bene ammanicato) in un posto di responsabilità che palesemente non è il suo e non merita? Possibile che in questo paese solo gl’inetti –e perciò manovrabili e per i loro errori ricattabili– debbano ricoprire ruoli sensibili?

Liberimoci del badoglismo, e (forse) ci libereremo del Berlusconismo…una volta per tutte!

******

[1] Paolo Pavolini, 1943, La caduta del Fascismo, Vol. 1, Badoglio e C.:Strateghi della disfatta. Collana sottoaccusa, Fabbri Ed.

7 Risposte

  1. Bello il termine “badoglismo”… Mi piace!

    Purtroppo il badoglismo, come lo chiami tu, è nel nostro DNA di italiani e ben difficilmente ce ne libereremo.

    Boh, sarà il periodo, sarà settembre ma di questi tempi soffro di pessimismo cosmico.

    Sai mica dove vendono un po’ di ottimismo?

    —Alex

  2. purtroppo è vero…ci siamo nati, col badoglismo e non c’è niente da fare…

  3. Avete ragione…saremo nati anche con il berlusconismo? Che sono malattie autoimmuni?

  4. condivido con Alex una fase di pessimisìmo cosmico … temo che il dopo Testa d’Asfalto sarà ancora peggio …

  5. Suvvia! Non la tirate…Che già siamo messi male!

  6. Lucida analisi, quella sul badoglismo. E mi sa proprio che e’ autoimmune.

  7. mi sa anche a me…

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